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Il Parco Archeologico di Capo Colonna

di Tommaso Tedesco

Oltre quaranta ettari di macchia mediterranea di nuovo impianto, percorsi che si inseriscono tra i resti archeologici, un grande museo e tanti servizi: questo è oggi il Parco Archeologico di Capo Colonna, la punta più orientale della Calabria ionica nel cuore dell'Area Marina Protetta "Capo Rizzuto".
L'idea di realizzare un grande parco archeologico dell'Heraion Lacinio nacque nel 1984, a conclusione di un convegno promosso dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria e dal Comune di Crotone, per contrastare il degrado e i gravi fenomeni di dissesto in cui versava il promontorio.
A conclusione di una serie di indagini, studi e ricerche, al Comune di Crotone fu affidato l'incarico di elaborare un progetto complessivo di recupero e valorizzazione dell'intero promontorio, progetto che prevedeva una sistemazione a Parco di tutto l'Heraion Lacinio e la riqualificazione ambientale dell'area esterna, nella quale realizzare il Museo e i servizi per l'ospitalità e l'assistenza dei visitatori.

L'attenzione venne rivolta non solo alla tutela e salvaguardia dei manufatti di carattere monumentale, ma soprattutto al recupero complessivo dei vari aspetti paesaggistici ed ambientali del promontorio, tenendo conto che, a partire dal 1991, la tutela dell'area venne estesa alle acque antistanti comprese nell'Area Marina Protetta "Capo Rizzuto".
La riqualificazione partì dall'ambiente naturale che caratterizzò il Lacinio per tutto il periodo greco e romano: l'alsos, il bosco sacro ad Hera. Un'azione realizzata con la creazione di un nuovo impianto forestale ma anche con la demolizione di costruzioni abusive che "assediavano" - e ancora in parte sfigurano - l'area sacra.
Il consolidamento geotecnico della falesia dissestata è stata un'altra importante componente dell'intervento, che si è contrapposta alle continue frane che si sono succedute, specialmente negli ultimi decenni.
Infine sono stati intrapresi nuovi scavi, che non hanno costituito solo un momento di ricerca ma hanno arricchito la comprensione della storia dell'Heraion, vero museo all'aperto, la cui lettura è stata agevolata da itinerari ragionati e sussidi didattici che legassero i resti visibili al contesto storico.
Il Parco rappresenta quindi il prototipo di una pianificazione sostenibile del territorio costiero prospiciente l'Area Protetta, poiché si basa essenzialmente sulla tutela e valorizzazione dell'identità storico ambientale del luogo nonché sullo sviluppo di tecniche di bioarchitettura.
L'opera si è articolata in una serie di azioni integrate in una sinergia reciproca: un progetto complesso dunque, almeno per l'epoca in cui è stato concepito, che ha anticipato la cultura dell'intervento integrato propria della politica comunitaria.
La prima operazione è stata la demolizione dei fabbricati abusivi e la realizzazione di un nuovo impianto forestale, costituito da essenze tipiche della zona a macchia mediterranea bassa nella fascia periferica verso mare, lecceta a forteto in quella centrale.

Si è proceduto quindi al consolidamento geotecnico della falesia dissestata attraverso interventi di consolidamento del costone con cuciture armate ed iniezioni di miscele cementizie leganti.
All'ingresso occidentale del Parco, nell'area di alcuni fabbricati abusivi demoliti, è stato poi realizzato un centro di accoglienza e orientamento dei visitatori, dotato di parcheggi che intercettano la penetrazione automobilistica verso l'area degli scavi, e di un centro di servizio per i visitatori.
Gli immobili al centro dell'area archeologica, in corso di esproprio da parte della Soprintendenza, costituiranno "l'area ricerca" del complesso, ospitando tutti i servizi per l'attività di scavo, di ricerca subacquea, di controllo e monitoraggio del promontorio.
Alla Torre Nao, in parte restaurata e restituita alla sua originaria struttura, non sono state assegnate particolari destinazioni d'uso in quanto essa è diventata museo di se stessa.
Sono state previste, inoltre, una serie di campagne di scavi nell'area archeologica, a fianco di opere di restauro e consolidamento delle strutture antiche, con particolare riguardo alla colonna, al tempio e all'abitato romano.
La fruizione dell'area archeologica, supportata da pannelli didattici, è stata resa possibile mediante un fitto sistema di percorsi che, ripercorrendo gli assi stradali antichi, consentano una penetrazione diffusa e non invasiva nelle aree di scavo.
Oltre il controllo completo dell'area archeologica mediante un sistema di videosorveglianza, specifico sulla colonna (motion detector), il Parco è dotato di un complesso sistema di monitoraggio geofisico del promontorio, cui si aggiunge una stazione meteorologica di rilevamento.

Testo e immagini tratti da "Il Museo del Parco Archeologico di Capo Colonna" a cura di Roberto Spadea