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Fiori tra Mare e Cielo

di Tommaso Tedesco

La costa tra l’abitato di Crotone e Le Castella si differenzia dal resto della costa ionica calabrese poiché i terrazzi marini del Marchesato, situati a quote diverse, degradano repentinamente verso il mare creando con i bordi della “panchina” di “areniti calcaree fossilifere” delle suggestive falesie. I promontori, geologicamente giovani, vengono inesorabilmente erosi dal mare formando lunghe spiagge costituite da sabbie giallo-ocra per l’alta percentuale di residui fossili, derivanti, appunto, dallo sfaldamento della panchina. Gli strati inferiori di argille azzurre, su cui poggia la “panchina”, accentuano il fenomeno erosivo costiero e, più nell’entroterra, scavate dalle piogge, formano i suggestivi calanchi che completano un paesaggio aspro ma ricco habitat naturali.
Capo Donato, Irto, la Sirenetta fino alla Bocca dell’Inferno sono i nomi delle spiagge ai piedi delle colline a sud di Crotone. Area questa di notevolissimo interesse paesaggistico e naturalistico, costituita da argille plioceniche-pleistoceniche in cui è evidente il passaggio stratigrafico tra questi due periodi geologici. Questo substrato eroso e modellato, è colonizzato da una vegetazione steppica specializzata e da percorsi substeppici di graminacee e piante annue (Thero-Brachypodietea).
Per giungere alla propaggine nord orientale di Capo Colonna ci si imbatte nelle piccole spiagge della Tonnara, di Mariedda e del Porticciolo. Il sito di Capo Colonna si caratterizza per la presenza di tre specie di Statice (Limonium) sulla scarpata a diretto contatto con il mare: il serotinum, su suoli argillosi, il lacinum sulle roccie calcarenitiche al di sopra delle argille, endemico di Capo Colonna; lo Statice sinuata (sinuatum) sul bordo superiore della scarpata. Sono diffusi inoltre la margheritina bianca (Anthemis maritima) e i fiori gialli del Ginestrino delle scogliere (Lotus cytisoides), e di altre specie legate alla costa rocciosa. In primavera fino all’inizio dell’estate la sommità del promontorio è coperta da una fitta distesa di Fior d’oro (Chrysanthemum coronarium), della rara Viperina (Echium) sabulicolum e Malva sylvestris. Vicino la zona archeologica spuntano invece i fiori giallo-verdastri della rara ombrellifera Elaeoselinum asclepium.

Si lascia il promontorio lacinio verso sud attraversando una serie di splendide calette con sabbie rosse: Cicala, Nicchia di Cicala, Zappatore, Torre Scifo, Scifo, Capo Alfiere, La Pizzuta. Si entra nel territorio di Isola di Capo Rizzuto. Ai terrazzamenti seguono le spiagge; a Domine Maria la spiaggia Marinella; a Meolo le spiagge di Porto Rosso, Fontana dell’Ainostra, e i promontori con i ruderi di una villa romana e di Capo Cimiti; subito dopo la Cala dell’acqua con l’antica sorgente sulla spiaggia e più in su i pochi resti di Torre Cannone, appesi alla nuda argilla segnata da profonde fenditure. Dopo Punta Cannelle è meglio volgere lo sguardo altrove per evitare di essere feriti dall’orribile visione dell’agglomerato di case, per lo più abusive. Il terrazzo di Cipollazzo ci conduce alle più frequentate spiagge della “’a Carcara”, Punta Fratte, Arene Rosse, colonizzate dalla crucifera a foglie carnose e fiori lilla Ravastrello marittimo (Cakile marittima), fino alla vera e propria oasi dunale della Fontana di Curmo. Dopo i pianori ormai urbanizzati di Cavallucci e Madonna Greca e le splendide spiagge di Chianculli, Capo Bianco e Spiaggia Grande si arriva finalmente al terzo sito del nostro percorso: Capo Rizzuto. E’ qui che troviamo un lembo relitto di macchia mediterranea delle coste rocciose costituita da Lentisco (Pistacia lentiscus), dal mitico Cedro licio o fenicio (Juniperus phoenicia) che in verità non è un cedro ma un ginepro, da Ilatro comune (Phillyrea latifoglia), con presenza di Artemisia arborscens, Ruta chalepensis ed altre interessanti specie vegetali.
Il promontorio ospita, oltre a numerose colonie di finocchio di mare (Crithmum maritimum) e a macchie di “zuzzuli” (Chrysanthemum nelle due varietà) frammisto a cespugli argentei di Arthemisia Arborescens e all’azzurra Scabiosa Maritima, anche specie rare: Spazzaforno (Thymelaea irsuta), Astragalus schinatus, Frankenia laevis e Limonium minutiflorum ssp. calabrusm, una endemica affine allo statice dei fioristi, comune nelle Eolie e nelle Egadi ma rarissima in Sicilia e in Calabria.

Da Torre Vecchia, con sotto la Spiaggia Piccola, alla Torre Nuova si consuma il periplo del promontorio, per poi proseguire verso Seleno, Capo Piccolo, Foce di Vorga fino al Bosco di Soverito, quarto sito di importanza comunitaria. Soverito è un tratto costiero con un’ampia fascia di dune con garighe e macchia mediterranea, con vegetazione di sclerofille (Cisto Lavanduletalia), dune fisse del litorale di Crucianellion maritimae e dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche). Ci si imbatte nel raro Vulneraria spinosa (Anthyllis hermannaie). Alle dune si altenano la perticaia costiera di ginepri (Juniperus spp.).
Da Soverito a Le Castella incontriamo le belle spiagge di Pormentella, Santa Domenica, Fontana del Vignale di Peta e Volandrino del Vignale Cancella, ormai inseriti in invadenti villaggi turistici.
La più interessante vegetazione di scogliera si trova a Punta Cannone a Le Castella. Lo sperone roccioso a fronte fa da sfondo a copiosissime fioriture dell’azzurro Iris sisyrinchium, raro, e dall’altrettanto rara Frankenia laevis che allarga a ventaglio le sue infiorescenze come una ragnatela rosata. Attorno al castello aragonese, sul lato rivolto verso il mare aperto, lo sfatticcio tra i blocchi rocciosi nutre densi raggruppamenti di Anthemis maritima e della rara Matthiola tricuspidata (violaciocca di mare) a fioritura bianco violetta, alternati a piante versi dal fiore poco appariscente: Suaeda maritima, l’argentea Atriplex halimus, Beta vulgaris ssp. maritima e le minuscole Salicornia europaea e Arthrocnemum fruticosum simili a cactus in miniatura. Appartengono tutte alla famiglia delle Chenopodiaceae e sono perfettamente adattate per vivere in ambiente a forte salinità.

Dopo la piccola e assediata spiaggia dell’Annunziata la costa si fa alta e scoscesa con piccole spiagge sotto il Telegrafo, Torre Brasolo, Sorgente Roveti fino a Praialonga, che segna l’abbandono della caratteristica costa dell’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”.
La grigia spiaggia di Praialonga si stende a sud di San Leonardo di Cutro, tra la Valle la Scala a ovest e la costa di Torre Brasolo a est. Nel tratto più prossimo alla strada statale 106 si presenta come una serie di ondulazioni fatte non di sabbia ma di fiori: “cuscini” più pronunciati di Ginestrino delle scogliere a fiori giallo carico si alternano a quelli più blandi della Erba medica marina dai fiori giallo limone. Tra di essi si inseriscono le foglie spinose del verde-azzurro cardo Eryngium maritimum e dell’ombrellifera Echinophora spinosa, e i densi cespi argentei della composita Otanthus maritimus, tutte specie a fioritura estiva. Qua e là si alzano le spighe di Reseda alba e le corolle infuocate del Papaver rhoeas, e compaiono le macchie blu cupo della Arganetta azzurra (Alkanna tintoria). Veniva usata per tingere già ai tempi degli egizi e con le foglie contribuiva alla formazione di un profumo molto in uso ai tempi di Plinio. La Matthiola tricuspidata diventa dominante in alcune plaghe, in cui si presenta associata a un’altra crucifera, la rara Malcolmia ramosissima a fiori lilla pallido.
La zona più bella segue le sponde della fiumara derivante dalla fusione di altre due, dai poco invitanti nomi di Porcheria e Purgatorio. Davanti a barriere frangivento di Acacia cyanophylla, alle cui spalle si arrestano gialle ondate di Chrysanthemum coronarium, si stende un’ampia distesa di Glaucium flavum, il papavero giallo delle spiagge (specie nitrofila); i suoi alti cespi verdeazzurri spiccano come grossi bouquet isolati in un fitto intreccio di candide spighe di Reseda e di rosso Papavero punteggiato dal blu dell’Alkanna.
Piante dimenticate, inserite in paesaggi costieri che il più delle volte vengono sacrificati per consentire affacci e terrazzi sul mare. Un patrimonio calpestato, non perché percorso, che forse troverà giusta valorizzazione solo con l’Europa.

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